Note: Interrogarsi ancora e ancora. A ottant’anni. Fotogramma dopo fotogramma. Dalla fanciullezza meneghina all’esser nonno. È il panta rei di un uomo. Tutto scorre e fluisce, come fosse una sequela di immagini, scenari e scene di vita familiare su un palcoscenico accalorato. A far da sfondo, ritagli di giornale da cui non lo sport bensì gli sport rintoccano un vissuto lungi dalle odierne chat e che profuma di continua rifioritura e di voglia di scommettersi con se stessi, azzardando quasi, in un’Italia che dal secondo dopo guerra, gradatamente, conduce agli anni ’80 e ’90 porgendoci costumi e consuetudini fuori dalla pellicola di un oggi che fugge e sfugge di mano. Uno scritto che insegna e accompagna nell’apprezzare, più precisamente, ciò che abbiamo tutt’attorno. Amicizie, affetti e amori, vacanze su e giù per l’Europa, appagamenti e disillusioni, scoperte e riscoperte, ciclicamente volteggiano nel vissuto di un uomo qual è l’autore. Tutti potremmo esser Carli, alla ricerca dell’umana completezza. Sullo sfondo dell’uomo- ingranaggio, in una Nazione ora in crescita ora in decrescita, le stragi che hanno maculato di rosso Nord e Sud, di decennio in decennio. A far da panacea, lo sport. Da stadio, da zapping, da scommettitore e da analista, libero da convenzioni redazionali. Un uomo che s’è fatto da solo. Che cade, ruzzola, si solleva e s’innalza oltrepassando la sua crisi monetaria e i suoi crescenti mutamenti sulla stessa lunghezza d’onda di quelli del Paese. |