Note: In un momento storico nel quale la Germania sta dolorosamente tentando una revisione dei suoi anni più bui, emergono dall’ombra storie di vite comuni ma emblematiche, sfaccettature di uno specchio a cui il tempo sta restituendo il riflesso senza più omettere nulla, insieme alla guerra e i suoi orrori, ma soprattutto alle ferite dello spirito di protagonisti silenziosi, prostrati dal peso dei ricordi che opprimono i loro cuori. Sono brevi memorie, per quanto romanzate, di quella che l’autrice ha voluto chiamare La generazione del silenzio, che non seppe o non volle parlare e che riconobbe nell’oblio l’unica sopravvivenza possibile. Restituire voce a quelle bocche diventa allora un impegno civile, un contributo a tutti quegli uomini e quelle donne che hanno attraversato gli anni del nazional socialismo e hanno pagato in prima persona, qualunque fosse il loro ruolo, persecutori o vittime, con la stessa agghiacciante intensità. Aberrazioni e discolpe, traumi perenni e ferite mai richiuse, o semplicemente l’adempimento fanatico ad una funzione pubblica, provocano le stesse laceranti e disumane conseguenze per cui non c’è scampo: riconoscerlo getta le basi di una nuova consapevolezza che trova nella verità l’unica via per l’etica.
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